venerdì 22 aprile 2011

Finti macellai e i dispiaceri della carne: la mappa italiana

Centinaia e centinia di carcasse scarnificate. Come sul set di un film dell’orrore. Invece era tutto reale: i teschi e gli scheletri di pecore, capre, bovini e bufale mescolati al pellame e alle interiora, spuntavano ovunque.
La campagna intorno a Caivano, paesino della periferia nord di Napoli, era stata scelta da alcuni macellai abusivi come discarica a cielo aperto per la loro attività illecità.
Ogni giorno caricavano sul furgone o sul trattore le parti del bestiame che non riuscivano a vendere, né sul mercato legale delle carni né su quello clandestino, e le abbandonavano un po’ nel canale Regio Lagno che collega la zona industriale del capoluogo partenopeo a Caserta, un po’ nel campo adiacente: diecimila metri di terra interamente ricoperti di ossa. Così, giorno dopo giorno, insieme ai resti sono aumentati i cattivi odori, le mosche, i gatti e i cani affamati.
E la carne degli animali che fine ha fatto? Ha trovato posto nei banchi delle macellerie, in alcuni ristoranti della città e anche in qualche supermercato. I carabinieri del Nas di Napoli hanno scoperto e sequestrato, nei primi giorni di gennaio 2010, una villetta e alcune stanze di un altro edificio trasformate in laboratorio dove i titolari macellavano abusivamente centinaia di capi di bestiame, in particolare pecore e capre. Ovviamente, senza nessun rispetto per le norme igenico-sanitarie e men che meno per la conservazione della carne. Molto presunibilmente, quindi, le bistecche,le costine e i cosciotti sono finiti, per alcuni mesi, nei piatti degli napoletani.
Com’e stato possibile? Facile: i finti macellai falsificavano i timbri sanitari. E, con gli attestati di controlli in realtà mai effettuati dalle Asl, le carni macellate abusivamente entravo nel circuito legale della vendita. E non che fosse la prima volta. I Nas avevano già sequestrato, qualche settimana prima, gli stessi locali ma i macellai abusivi, sprezzanti del divieto, avevano rotto i sigilli e coperto il provvedimento dell’Autorità giudiziaria affisso al portone d’ingresso con un sacco dell’immondizia.
Ma il caso del capoluogo campano non è il solo. In poche settimane sono state denunciate, dal Sud al Nord della Penisola, dai carabinieri per la Tutela della Salute 11 macellai abusivi, sequestrati 7 impianti di macellazione e ritirate dal mercato oltre 12 tonnellate di carne lavorata abusivamente.
A Brescia l’attività illegale veniva svolta in un garage tra scooter, biciclette e attrezzi per il bricolage. Assieme ai martelli, chiodi e cacciaviti c’erano anche i coltellacci e i tavoli dove venivano lavorate le carni. Volatili in particolare. I macellai abusivi lombardi ne confezionavano di tutte le specie. Proibite e non. I Nas ne hanno sequestrate solo all’interno del garage oltre 3 tonnellate potenzialmente pericolose per la salute dei consumatori.
Dalla Lombardia al Veneto. In Provincia di Treviso, il business era la macellazione illegale dei conigli. I titolari di un’azienda agricola si erano “reinventati” macellai e avevano creato in una stanza adiacente alla stalla, un vero e proprio laboratorio per la lavorazione delle carni (e non solo quelle dei conigli): peccato che non avesse nessun requisito sanitario. Durante le perquisizioni sono spuntati da armadi e frigoriferi anche diversi quintali di insaccati e volatili.
Tornando al Sud, i casi di Catanzaro, Potenza e Salerno. In Calabria sono state messe sosttosequestro 11 tonnellate di salame, mortadella e specialità locali. Le carni, che stavano per entrare nel circuito legale di norcinerie e della ristorazione, erano conservate in un deposito di materie prime utilizzate per la produzione di insaccati che non possedeva nessuna licenza e neppure ambienti idonei alla lavorazione degli animali. Stessa sorte per le carni macellate in condizioni igenico-sanitarie e strutturali precarie, in uno stabilimento di Potenza.
A Scafati, in provincia di Salerno, invece la Guardia di Finanza ha scovato quattro macellai abusivi che si erano improvvisati anche esperti importatori: acquistavano capi vivi di bestiame dalla Germania, Belgio e Austria che una volta giunti in Italia veninano macellati clandestinamente in capannoni disseminati nelle campagne campane e “piazzati” nel settore del commercio all’ingrosso.
In pochi mesi gli pseudo-macellai sono riusciti a guadagnare “in nero” oltre 90 milioni di euro ed ad evadere 17 milioni di euro di Iva e 78 milioni di base imponibile Irap.
D’altronde la macellazione abusiva e il contrabbando delle carni è un mercato davvero redditizio. Solamente nei dodici mesi del 2009, stando ai dati del Nas, sono stati sequestrati 305 mila chilogrammi di carne per un valore di oltre 35 milioni e 174 mila euro. Nel corso delle 4.726 ispezioni effettuate lo scorso anno, sono state riscontrate 1.298 infrazioni di carattere penale e chiusi 251 stabilimenti di macellazione, molti dei quali abusivi.
Neppure il settore della lavorazione degli insaccati è immune da abusivismo o irregolarità nel confezionamento del prodotto: 4, 1 tonnellate di salumi e insaccati sono stati distrutti perché tossici o mal conservati. Dieci in totale gli stabilimenti sequestrati.

Chi ha incastrato Piero Marrazzo (e non solo lui)

I viali e le notti di Roma Nord nella testa del procuratore aggiunto di Roma Giancarlo Capaldo, un magistrato cui anche i nemici riconoscono fiuto da detective, assomigliano molto ai racconti losangeleni di James Ellroy. Nelle carte dell’accusa, la squadra di carabinieri coinvolta nel videoricatto all’ex presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, ricorda il manipolo di poliziotti corrotti raccontati da Ellroy in La notte non aspetta, un suo soggetto per il cinema: spacciano, rapinano, ricattano, trattano con i narcotrafficanti e financo uccidono. Lunedì 19 aprile la Cassazione ha sentenziato che quei carabinieri erano «prevaricatori» con i deboli e che l’ex governatore, coinvolto in un giro di trans e droga, era «la vittima predestinata di un’imboscata organizzata per non dargli scampo». Una squadra che non avrebbe perso il potere d’intimidazione: per questo i pm, dopo l’allarme lanciato da un’ex prostituta brasiliana, hanno chiesto un incidente probatorio urgente per nove cittadini stranieri, testimoni nella vicenda.
In procura sono convinti che non siano affiorate tutte le malefatte e nemmeno tutti i componenti della banda: tre militari sono in carcere (Luciano Simeone, Nicola Testini, Carlo Tagliente); uno ha obbligo di firma (Antonio Tamburrino); ma ci sono altri due carabinieri indagati (uno per false dichiarazioni ai pm) e molti altri sono stati intercettati o sottoposti ad approfondimenti. Praticamente l’intera compagnia Trionfale, cui appartenevano i carabinieri in prigione, ha vissuto gli ultimi sei mesi in un Grande fratello giudiziario. Una cosa è certa: secondo l’accusa, la verità sul caso Marrazzo è ancora tutta da scrivere. Panorama, citando fonti e documenti esclusivi, è in grado di anticipare alcuni dei capitoli che potrebbero riportare la vicenda al centro delle cronache nelle prossime settimane.
L’IMPRENDITORE E L’ATTORE
«Ti avevo chiamato per la seconda cosa, tu capisci a me» diceva al telefono il carabiniere scelto Simeone al collega Tamburrino. Era il 12 ottobre 2009 e Tamburrino, in quelle ore, era impegnato a piazzare il video di Marrazzo (parlando in codice lo chiamano «macchina») all’agenzia milanese PhotoMasi. Tamburrino replicava: «Eh, lo so, però è sempre meglio fare prima quella e poi l’altra».
Secondo gli inquirenti, gli indagati discutono di un secondo video. Due giorni prima Simeone e il maresciallo Testini avevano affrontato lo stesso argomento, sempre parlando in codice: «Noi andiamo con la macchina, quella vecchia, non la macchina nuova».
I pm sono convinti: non disquisiscono di motori. Ma qual è la «macchina nuova» pronta a essere messa sul mercato poche ore prima del loro arresto? Il rebus potrebbe risolverlo l’imprenditore ventisettenne F. D., indagato per la ricettazione del filmino di Marrazzo e che ai pm ha già detto: «Quelli (i carabinieri, ndr) ricattavano mezza Roma Nord».
In particolare, secondo F. D., s’incollavano ai cocainomani più facoltosi. Lui è entrato in contatto con la squadra il 1° ottobre 2008, proprio a causa del suo vizio: infatti venne arrestato per detenzione e spaccio di droga. «Lo stesso giorno qualcuno mi ha svuotato la cantina, ma non posso dimostrare che fossero loro».
Dopo alcune perquisizioni i rapporti fra F. D. e i carabinieri infedeli sono migliorati: «Gli ho venduto cose di mia proprietà: una moto prodotta in serie limitata, due televisori, alcuni computer; poi ho iniziato a frequentarli, a studiare i loro comportamenti» dichiara l’uomo a Panorama. Nel settembre 2009 è stato coinvolto nella commercializzazione del filmino: «Simeone mi disse che erano pronte altre due trappole. Una riguardava un noto sportivo, l’altra un giovane attore con la fama di macho». F. D. fa i nomi dei due personaggi, ma Panorama sceglie di non pubblicarli.
Camila, un viado ascoltato più volte in procura dove è ritenuto un testimone affidabile, conferma indirettamente la vicenda: «L’attore» ricorda «è venuto qui da me tre volte. Sempre con il cappellino calato sulla fronte. Lo sportivo non l’ho mai sentito nominare».
Panorama ha contattato l’uomo di spettacolo, che in passato non aveva negato l’esperienza con un trans: «Ma erano altri tempi. Ora tengo famiglia» ribatte l’artista. La notizia che secondo un testimone i carabinieri volessero ricattare pure lui un po’ lo spiazza: «Chiederò informazioni» dichiara. Ultima domanda: conosce Camila? Breve momento di silenzio e poi un sospiro: «Che brutta storia».
IL SECONDO LIVELLO CHE NON C’E’
Per mesi gli inquirenti hanno cercato il presunto burattinaio del cosiddetto affaire Marrazzo: un politico, un ufficiale dell’Arma o un altro nemico dell’ex governatore del Lazio. E per qualche settimana hanno creduto di poterlo individuare, seguendo un canale sino a oggi poco arato dai media. Vediamo quale.
L’inchiesta inizia casualmente, grazie alle intercettazioni ordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Firenze in un’inchiesta su un traffico internazionale di stupefacenti. È il settembre 2009 e proprio F. D. viene coinvolto nella commercializzazione del filmino: per questo lo propone a un personaggio che sembra uscito da una spy-story. L’uomo, le cui iniziali sono R.P., è quasi un sosia di Raoul Bova: elegante e raffinato, vive tra l’Italia e gli Emirati Arabi, ma secondo gli inquirenti toscani nasconde una doppia identità e in realtà sarebbe un narcotrafficante. Per questo viene intercettato.
Così la storia del video inizia a viaggiare nell’etere tra Roma e La Spezia. Qui R.P. è in contatto con un altro imprenditore, M.F., specializzato in produzione di giubbotti antiproiettile (nelle foto depositate in tribunale sfoggia lunghi capelli e Ray-Ban scuri) e insieme stanno provando ad acquistare una compagnia aerea. Nel tempo libero si interessano anche di Marrazzo.
Gli investigatori che ascoltano le voci degli indagati non capiscono subito chi sia la vittima, ma annotano che nel filmato sarebbe ripreso un«presidente» e per questo inviano gli atti a Roma. Nel frattempo R.P. e M. F. propongono il video a una donna di Latina, per gli inquirenti una escort che sarebbe imparentata con un senatore del centrodestra. R. P. parla con lei al telefono: «C’ho un video in mano che se lo vede tuo cugino impazzisce… è il rivale (Marrazzo, ndr) di quella persona che sta in quella posizione… si è divertito con i trans…».
M. F. è fratello di un capitano dei carabinieri impegnato all’estero ed è in contatto con ufficiali dell’Arma a Roma e Firenze: si parla di possibili raccomandazioni per la squadra. L’inchiesta sembra decollare verso un livello superiore. I magistrati indagano, ma non trovano riscontri, né individuano il politico misterioso. La donna, rintracciata da Panorama, spiega la vicenda a suo modo: «Ho frequentato per alcuni mesi quei signori. Conducevano una vita brillante, mi portavano a cene con gente altolocata: per sentirmi all’altezza ho millantato parentele politiche che in realtà non ho». Insomma, il «secondo livello» non esiste.
ASSASSINI O SPACCIATORI?
Secondo l’accusa, a uccidere il pusher Gianguerino Cafasso, l’uomo che avvertì i carabinieri dell’arrivo di Marrazzo a casa del trans Natalì, fu una dose troppo pura di eroina e cocaina consegnata dal maresciallo Testini. Un gip e il tribunale del riesame hanno accolto l’ipotesi dell’accusa. Resta un dubbio, se si tratti di omicidio volontario o di morte «come conseguenza di altro delitto». Infatti la procura ha contestato al gruppo anche lo spaccio di droga. Ma Testini, difeso dai legali Valerio Spigarelli e Marina Lo Faro, ha ucciso o ha avuto la sfortuna di cedere droga tagliata male?
Una risposta, forse, si può trovare fra le righe del verbale datato 28 gennaio 2010 del trans Jennifer, ex compagno di Cafasso e presunto testimone oculare dell’incontro del pusher con il maresciallo la notte dell’11 settembre, quella precedente il decesso. Il brasiliano (oggi protetto in un centro per vittime della tratta) ha dichiarato: «La droga consegnata da Nicola è stata in parte messa da Rino in un pacchetto vuoto di sigarette».
Jennifer aggiunge: «La droga che aveva intenzione di pippare con me quella notte Rino l’ha portata in albergo (dove risiedevano, ndr). Pensava di riprendersi il giorno dopo quella nel pacchetto per spacciarla, come era sua abitudine».
In pratica, Jennifer sostiene che Testini non diede a Cafasso solo la dose letale, ma anche altra droga da vendere. Si spiega così il narcotest descritto dal trans: una provetta in dotazione alle forze dell’ordine, che diventa blu in presenza di cocaina, con cui Testini e Cafasso hanno esaminato la qualità dello stupefacente.
L’ipotesi che il carabiniere fosse il fornitore del pusher e non il suo assassino potrebbe essere rafforzata dall’sms che Jennifer ha inviato con il cellulare al maresciallo dopo la morte dell’amante e l’interrogatorio della polizia: «Sono a Roma» ha scritto. Perché informare dei propri spostamenti l’uomo che aveva avvelenato Cafasso, rischiando di uccidere anche lui? Probabilmente perché Jennifer non gli attribuiva la volontà di fare del male. «O magari perché quella notte Testini e Cafasso non si sono mai incontrati» ipotizza Angelo Jannone, consulente della difesa ed ex comandante del secondo reparto investigativo del Ros, lo stesso che sta indagando sul caso Marrazzo. «L’esame critico delle prove ci consente di confutare la testimonianza di Jennifer» dice il colonnello. «Lo studio dell’ampiezza delle celle telefoniche permette di dire che nel periodo in cui la procura circoscrive l’incontro fra Testini, Cafasso e Jennifer i tre avrebbero potuto essere in luoghi distinti tra loro. I dati possono avere letture molto diverse».
LA VERITA’ SU BRENDA
Sulla squadra di carabinieri infedeli incombe anche il fantasma di un’altra morte, quella di Brenda, il viado amico di Natalì, morto il 20 novembre 2009 per asfissia a causa di un piccolo incendio nel suo monolocale in via Due Ponti. La procura procede per omicidio, ma per ora non ci sono riscontri né nomi di presunti assassini. Anche Brenda incontrò a pagamento Marrazzo in compagnia del proprio coinquilino, Michelly, un monumentale trans di colore: insieme all’ex presidente del Lazio sembra abbiano girato un video in una vasca da bagno.
Nelle carte della procura si legge: «In data 8.11.2009 veniva registrata una conversazione intrattenuta da Brenda con uno straniero sconosciuto, nel corso della quale così si esprimeva: “Adesso è uscita un’altra con il governatore e si è accordata con Nicola e Carlo (cioè Testini e Tagliente, ndr), ricordi? E lo hanno ricattato, volevano ricattarlo però quella ha detto che ero stata io…”». Un dialogo poco decifrabile, cui però gli inquirenti pongono una chiosa sibillina: «Peraltro, nelle prime ore della mattina del 20.11.2009, Brenda veniva trovata cadavere all’interno della sua abitazione, dove si era sviluppato un incendio».
Maureen, un’ex prostituta sudamericana, è stata sentita in procura come testimone alla metà di aprile: ha detto di avere saputo da un amico trans che un’estetista brasiliana, poco prima della morte di Brenda, avrebbe fatto realizzare un duplicato della chiave dell’appartamento di quest’ultimo e la avrebbe consegnata ad alcuni cittadini romeni. Realtà o una delle tante leggende che girano in via Due Ponti?
È certo che, proprio nei giorni della telefonata con lo sconosciuto, Brenda fu coinvolta in due strani episodi. L’8 novembre lui e altri trans furono aggrediti da due giovani romeni, che però ebbero la peggio, finendo in ospedale dopo la reazione dei brasiliani. Quella stessa notte Brenda fu malmenata da una banda, pare sempre di romeni, che le rubarono il cellulare. «Probabilmente lo stesso telefonino su cui io ho visto il video girato da Brenda, con Marrazzo e Michelly» dice Camila a Panorama.
È noto che i carabinieri della squadra avessero diversi confidenti dell’Est Europa. Resta da capire se le aggressioni siano collegate con la morte di Brenda. Ma soprattutto se gli eventuali killer avessero un mandante. Magari in divisa.

Le notti brave dei preti gay: tutti i video con l’inchiesta completa

È la sera di venerdì 2 luglio. Sono da poco passate le 9. All’interno di un pub nel quartiere Testaccio di Roma le uniche donne presenti sono le cameriere. Le due sale del locale, senza finestre e con muri che vogliono riprodurre l’interno di una caverna, sono riservate per una festa. Nella prima è stato apparecchiato un buffet con frittatine, insalata di riso e patatine. Nella seconda un dj arrivato dalla Toscana sta mettendo a punto la musica, nell’attesa che inizino le danze…
Si apre la porta del bagno. Escono due fusti in pantaloncini di jeans formato perizoma, anfibi neri sotto il ginocchio e gilet colorati, ricamati e sbottonati. Passano in mezzo agli ospiti e salgono sul palchetto rialzato che domina la pista da ballo. I loro corpi, tanto ricchi di muscoli quanto poveri di peli, sono più unti delle bruschette con mortadella sparse sui piatti del buffet. Sono venuti dal Piemonte per essere le «ciliegine sulla torta» di una serata che qualcuno ha voluto fosse molto speciale. Parte la musica, si abbassano le luci, si comincia a ballare. L’atmosfera si scalda. I due cubisti trascinano sul palco un uomo sui 35 anni. Indossa dei jeans con cintura bianca e una camicia rosa sbottonata che mette in evidenza una discreta abbronzatura. È francese e vive a Roma da diversi anni. È lui che ha organizzato la serata, ha contattato i due ballerini, li ha ingaggiati, pagati e prelevati poche ore prima dall’aeroporto di Fiumicino per portarli fin lì. Ora i due fusti gli rendono omaggio e lo mettono in mezzo, a sandwich, tra i loro corpi oliati. Lo coinvolgono in una danza molto sensuale, si strusciano, gli aprono la camicia, lo accarezzano, lo baciano. Una dirty dancing a tre, in versione chiaramente omosessuale.
Il francese che si dimena però non è un gay qualunque, ma sarebbe un prete: pochi giorni prima sembra abbia addirittura celebrato messa in Vaticano. E io sono uno degli invitati alla festa del Testaccio, fra i quali pare ci siano altri tre sacerdoti: un italiano, che individuo in un uomo con gli occhiali e un’età tra i 45 e i 50 anni, un brasiliano e un tedesco. Per il momento non so nulla di più e non sono neppure certo dell’identità e del ruolo delle persone interessate. La «soffiata» arrivata a Panorama non aggiungeva altro, al di là del luogo della festa e di alcuni partecipanti decisamente fuori dal comune. Potrei anche essere finito in mano a gente in malafede o a dei mitomani: nessuna ipotesi va tralasciata. Ma la serata è solo all’inizio e ciò che succede nella notte e nei giorni successivi aprirà scenari imprevedibili.
UNA TELEFONATA, ALLA FINE DI GIUGNO
Prende così il via un lavoro minuzioso, alla ricerca di riscontri. Una ventina di giorni fra appostamenti, partecipazioni a funzioni eucaristiche mischiati tra i fedeli, avvicinamenti di volontari nelle comunità parrocchiali, ricerche su internet e su Facebook. E soprattutto una frequentazione assidua con un gruppo di gay romani. Alla fine i punti fermi ci sono tutti e si delinea il quadro di una parte del clero che vive nella capitale, piccola ma non riducibile a casi isolati, che neanche tanto in segreto dà libero sfogo alla propria sessualità e trascorre l’esistenza all’insegna dei vizi privati e delle pubbliche virtù.
Com’è possibile che Panorama sia stato invitato alla festa dalla quale prende il via questa inchiesta? Tutto ha inizio in un caldo pomeriggio di fine giugno. Un ragazzo chiama in redazione per raccontare un fatto insolito: all’interno di una sauna di Roma, frequentata soprattutto da omosessuali, è stato avvicinato da un uomo di nazionalità francese che alla fine si è … offerto di dargli uno strappo fino a casa. Salito in macchina, continua il ragazzo, gli è caduto l’occhio su un collarino bianco adagiato sul cruscotto: «Sì, sono un prete» gli ha detto l’accompagnatore che, di fronte allo sguardo stupito del ragazzo, ha spiegato che tanti altri «colleghi» (li chiama proprio così) frequentano posti come quello o come il Coming out, locale per omosessuali dalle parti del Colosseo, oppure il Gay village. L’uomo racconta che qualche tempo prima lui stesso sarebbe stato costretto a scappare dalla sauna quando si è trovato di fronte un «collega» dal quale non voleva farsi scoprire. Conclude aggiungendo la storia di un brasiliano e un tedesco, entrambi preti, che da quando si sono fidanzati sono però diventati un po’ «stronzetti». Da quell’incontro, il francese e il ragazzo si scambiano molti sms. Il primo lo chiama «tesoro» o «cucciolo» e gli racconta dei suoi impegni, dal pomeriggio in cui deve fare «una doccia abbronzante » fino alla messa che «devo celebrare stasera alle 18 dove farò una preghiera per te, se vuoi». Si offre poi per fargli «due coccole », una prospettiva che lo fa ridere («hihihihi, adoro le coccole ») e infine lo invita a partecipare a una festa che si terrà la sera di venerdì 2 luglio al Testaccio, ma lo prega di «non dire che ci siamo conosciuti la settimana scorsa in sauna». Quando il ragazzo gli chiede se può portare «un’amica», che poi sarebbe il cronista di Panorama, il francese prima dice che «rischia di essere l’unica ragazza hihihi della serata perché gli altri sono tutti i miei amici»; poi, quando viene tranquillizzato sul fatto che l’accompagnatore è maschio, dà il suo benestare.
Eccoci alla festa, dunque, nei panni dell’amichetto di colui che da questo momento diventa il mio «fidanzato». Ci sono almeno una trentina di persone. Durante l’aperitivo sediamo al tavolo di una coppia: un ragazzo sardo, basso, capelli corti, canottiera, collana d’acciaio più bracciali e anelli, e un pugliese, più alto e in camicia. Il sardo ride continuamente. È felice; a Roma è venuto apposta da Cagliari per la festa e ci chiede come abbiamo fatto a conoscere il francese: «L’avete incontrato in confessionale?». Il pugliese invece s’indigna, dice che gli fa schifo pensare a preti che di giorno predicano in un modo e poi la sera fanno l’esatto contrario. Dice che ce ne sono in giro parecchi e che a Roma c’è una basilica dove ogni tanto gli omosessuali «passano a fare il bancomat». Lui stesso dice di avere accompagnato un amico davanti a questa chiesa: dopo 20 minuti è tornato in macchina con 300 euro in tasca.
Il cubista che salta in piedi sul tavolo dà il segno: è il momento di ballare. Ma quando il ballerino ti acchiappa per i capelli e ti tira a forza contro le sue parti basse, beh quella è una sorta di porta che ti si chiude alle spalle. Se rimani, sai a che cosa vai incontro. Riesco a staccarmelo di dosso con la scusa che davanti a tutti mi vergogno e con la promessa che recupereremo più tardi, lontano da occhi indiscreti.
Le stesse premure vengono riservate al (per il momento) presunto prete italiano, l’uomo con gli occhiali e un’età tra i 45 e i 50 anni, che viene preso in mezzo dai due escort e trascinato in un angolo buio della sala. Il trattamento dura almeno una ventina di minuti, l’italiano riemerge senza occhiali e con la camicia aperta e abbassata all’altezza dei gomiti.
IN MUTANDE A RIGHE ORIZZONTALI
Si va avanti così fino a tarda notte, quando ci si ritrova davanti al locale a fumare. Il presunto prete italiano racconta di un incontro con il Papa, la settimana prima, e fa l’imitazione di Joseph Ratzinger: «Fenite a me, ragazzi, fenite». Si fanno programmi per il giorno dopo, con il gruppo che vuole fare una gita al mare e l’italiano che declina perché deve celebrare sia al mattino sia alla sera. Il francese invece fa programmi più a breve termine: si va tutti a bere qualcosa dal mio «fidanzato» e ci si ferma a dormire lì. E così sarà. Con il francese in mutande a righe orizzontali che si infila nel letto del padrone di casa. E quando questi gli dice che lo eccita il fatto che lui sia un prete e che il massimo sarebbe se indossasse l’abito talare, il francese apre la borsa, si nasconde dietro una colonna della stanza e rispunta con la camicia grigia d’ordinanza, i boxer a righe, il collarino e gli occhiali. «Come sto?» chiede mentre gli si fa incontro per baciarlo. Tutto il resto è sesso.
La mattina dopo il francese ha un nome e cognome: per rispettarne la privacy noi lo chiameremo Paul. Non sappiamo ancora, però, in quale struttura ecclesiastica vive e dove celebra messa. Nulla è garantito: potrebbe essere una sorta di strano maniaco in cerca di avventure trasgressive. Ma una richiesta di amicizia su Facebook, accettata nel tardo pomeriggio di sabato 3 luglio, aiuta a delineare un po’ meglio il suo profilo. Ci sono tantissime foto, dalla cerimonia per la sua ordinazione sacerdotale fino alle tante celebrazioni eucaristiche in Vaticano: in diverse immagini, Paul è ritratto accanto al Pontefice. Infine ecco alcuni momenti di svago, come una gita in compagnia del «prete italiano» della festa e di due ragazzi.
Si tratta delle stesse persone che incontriamo la sera di sabato 3 luglio al Gay village, il ritrovo romano degli omosessuali. È il giorno del Gay pride romano, dal quale i nostri amici si sono opportunamente tenuti alla larga. Ci sono stati solo i due escort, che ci raccontano le meraviglie di una manifestazione che hanno vissuto da protagonisti: sono riusciti a infilarsi nel carro di Vladimir Luxuria e di una onorevole di cui non hanno colto il nome. Ma quando costei è stata intervistata dalla tv, giurano che erano proprio dietro di lei. Uno dei due spera che la scena non sia stata vista dalla madre e dalla fidanzata in Sicilia: per loro, lui ufficialmente fa il ballerino a Torino.
Al village ritroviamo anche il «prete italiano», reduce da due messe celebrate in giornata. Mentre i due escort, ubriachi, ballano e baciano chiunque gli capiti a tiro; il «prete italiano» tiene un profilo più basso e va via prima degli altri. Non prima di avere flirtato un po’ con il mio «fidanzato». Gli parla del suo appartamento che «si affaccia sul Pantheon» e dal quale si gode una delle migliori viste su Roma. Paul invece a un certo punto sparisce con uno dei due escort. Poi torna in pista, sparisce ancora perché dice di avere intravisto un altro «collega» dal quale non vuole farsi vedere, sparisce una terza volta per colpa di una catechista che conosce, infine tira tardi e conclude la serata nello stesso letto del giorno prima.
UNA MESSA CELEBRATA IN SALOTTO
L’indomani è domenica, 4 luglio. È il giorno della messa. Ma quando ci si alza dal letto è già l’ora di pranzo. Andiamo a mangiare un’insalata di pollo in un McDonald’s. Ci sono anche i due escort, canotta da combattimento, grandi collane e trolley in mano, pronti a partire con un aereo nel tardo pomeriggio. A tavola si parla del più e del meno. L’escort con la mamma e la fidanzata ignare in Sicilia dice che il suo sogno sarebbe quello di sedere almeno una volta accanto a Joseph Ratzinger. Paul sostiene che l’ha fatto per un anno intero e per un anno ha celebrato messa per lui. Lui che lo conosce sostiene che Ratzinger è meno cattivo di come lo dipingono certi media e che non sarebbe stato facile per nessuno raccogliere l’eredità di Karol Wojtyla. Probabilmente millanta, ma parla degli appartamenti papali, di Ratzinger che quando è entrato non ha voluto nulla di particolare, nessun addobbo floreale, nessun quadro di valore: avrebbe solo fatto ritinteggiare le pareti e fatto acquistare (testualmente) «alcuni mobili all’Ikea». Inoltre il Papa tedesco sarebbe così buono da devolvere in beneficenza tutti i proventi dei propri libri.
A sentire Paul, in realtà la vera «anima nera» della Chiesa sarebbe un alto prelato, di cui fa nome e cognome. Alle 2 ci alziamo da tavola. Siamo in cinque e ci dirigiamo verso casa del mio «fidanzato», dove Paul ha in programma di celebrare la messa domenicale. Per strada squilla il telefono di uno dei due escort. È un cliente: vuole vederli subito, chiede di raggiungerlo nel suo appartamento. Il tempo è risicato, rischiano di perdere l’aereo. «Non c’è problema, sarà una marchetta veloce» ridono, mentre salgono in taxi e ci lasciano i loro trolley.
Prima di entrare in casa, Paul tira fuori una valigetta dalla sua macchina. Ci mettiamo in salotto. Lui adagia sul tavolino un quadrato di lino bianco con ricamata una croce rossa in mezzo, poi sistema il calice, l’ostia grande, due bottigliette con acqua e vino, un crocifisso in testa e accende una candelina. Infine entra nella camera da letto e torna con l’abito bianco talare e una stola verde sul collo che gli arriva fino ai piedi. La messa per due fedeli (e tre icone attaccate ai muri del salotto: Audrey Hepburn, Uma Thurman versione Pulp Fiction e Valentina di Crepax) può cominciare. «Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito santo». Paul inizia dicendo che «siamo riuniti per celebrare questa messa domenicale, che è anche l’occasione per ringraziare Dio della nostra nuova amicizia». Ma prima «riconosciamo i nostri peccati e affidiamoci alla misericordia di Dio». Confessiamo tutti e tre che abbiamo «molto peccato, in pensieri, parole, opere e omissioni, per mia colpa, mia colpa, mia grandissima colpa…». Colpa dalla quale bisogna fuggire, ci esorta l’officiante nella breve predica «per tornare a Dio, perché tutto promana da Dio».
Alla fine andiamo tutti in pace. Io e il mio «fidanzato» a cercare nuovi elementi sul «prete italiano», dopo che abbiamo ottenuto il suo contatto su Facebook e il suo numero di cellulare. Paul invece sistema la sua valigetta sacra nel baule dell’auto, accanto ai trolley dei due prostituti, e li accompagna in aeroporto raggianti per la riuscita veloce della marchetta.
Nei giorni successivi ci si concentra sul presunto prete italiano: lo chiamaremo Carlo, anche se non è il suo nome. Al primo messaggino si dice «felice del nuovo contatto, anche se non ho un terrazzo ma un’ottima vista dalla finestra». Aggiunge: «Sono come il Papa su San Pietro. A presto. Bacio a te». Basta inserire il suo nome e cognome su internet e vengono fuori notizie e foto che lo ritraggono in occasioni pubbliche, mentre l’amicizia che ci concede su Facebook conferma tutti gli elementi raccolti fino a quel punto. Resta solo da scoprire il posto dove celebra messa per avere l’ultimo tassello, quello definitivo. Sia per lui sia per il prete francese ci sforziamo di non dare nulla per scontato: per quanto ne sappiamo potrebbero anche essere ex sacerdoti, o addirittura scomunicati. Il rischio è alto.
Carlo dà notizie con il contagocce. Da una parte le avance che gli facciamo di continuo via sms non sortiscono effetto immediato perché, scrive lui, «la cosa mi sorprende un po’, sono vecchietto e per nulla top. Sono sincero: ho iniziato a vedermi con uno, penso comunque si possa fare». Dall’altra parte ha una vita sociale molto intensa, che lo porta a disdire appuntamenti anche all’ultimo momento. In quel caso chiede «a quali punizioni andrà incontro», e quando gli vengono prospettate situazioni ammiccanti scrive: «Cosa mi converrebbe di più?».
UN SOPRANNOME ESPLICITO: «CERCO PRETI»
Infine Carlo accenna a celebrazioni che lo aspetterebbero per il giorno dopo, ma non specifica mai in quale chiesa. Così, per diversi giorni, assistiamo a tutte le funzioni che si svolgono dal mattino alla sera nelle chiese intorno al Pantheon, la zona dove Carlo dice di abitare. Il problema è che ce ne sono un’infinità e del nostro prete non riusciamo a trovare traccia.
Nel frattempo accade qualcosa d’inaspettato. Mentre siamo intenti nelle nostre ricerche su internet, in un chat-group si fa vivo uno sconosciuto che si presenta col nickname «ospito a Trastevere» e chiede massima riservatezza. Nella chat si entra senza preventiva registrazione, noi scegliamo quindi un soprannome esplicito: «Cerco preti». Il nostro interlocutore ci approccia. Fa domande su domande, vuole sapere età, zona in cui viviamo, cosa ci piacerebbe fare, peso, altezza e caratteristiche: mascoline o femminili, attive o passive. Dice di chiamarsi Luca, di essere un molisano residente a Roma da 25 anni, e garantisce: «Sono un vero prete». Prendiamo appuntamento per la sera stessa, alle 9. Accompagno il mio «fidanzato» in un quartiere del centro. È martedì 6 luglio. Lo seguo da vicino mentre incontra Luca. Eccolo: alto, magro, capelli chiari, pantaloni beige, maglietta bianca, occhiali, sandali ai piedi. Una breve presentazione e gli fa strada verso la vicina chiesa di una missione cattolica con gli alloggi sopra. Luca tira fuori una chiave e apre il portone: non sa che il mio complice ha con sé una telecamera nascosta. I due attraversano l’atrio, dove una persona è seduta al computer, e salgono al secondo piano. Luca socchiude la porta della camera: dentro c’è una grande libreria, una scrivania con la Bibbia aperta su un leggio. In tre secondi si spoglia a trascina a letto il mio «fidanzato ». Dopo un rapporto sessuale, apre l’armadio e mostra i suoi abiti sacri: due tonache nere, una bianca, una verde. Mentre riaccompagna al portone l’amante occasionale, gli chiede se ha soddisfatto la sua curiosità di «fare sesso con un prete». Luca racconta che di solito succede il contrario: dopo il corteggiamento in chat, quando dice di essere prete molti scappano.
«QUI SEI IN UN LOCALE GAY FRIENDLY»
Intanto Paul ci concede l’amicizia anche alla sua pagina privata su Facebook, dove figura con un nome diverso da quello che ci ha dato. Qui la foto d’apertura è un primo piano del suo occhio destro, e i contenuti sono tutti a sfondo omosessuale: immagini di culturisti in posa; falli di ogni misura; perfino quello che potrebbe anche essere un fotomontaggio, con due uomini che posano nudi su un altare. Paul sta per partire per la Francia, dove rimarrà per tre settimane, ma il giorno prima dice messa alle 7 in Vaticano. Dopo la sua partenza facciamo un salto al convento romano dove alloggia. Chiediamo di lui. Ci dicono che è appena partito e che tornerà intorno al 10 agosto. La conferma, unita a molte altre di cui omettiamo i particolari per proteggere la riservatezza di Paul, può bastare.
Rimane Carlo, il prete italiano, che nel frattempo cede alle nostre avance e ci invita a cena in un ristorante vicino a casa sua. Il mio «fidanzato» arriva alle 9; Carlo indossa scarpe sportive, pantaloni beige, una camicia turchese e a tracolla tiene una borsa nera. Il ristorante è tra piazza Navona e il Pantheon. Carlo saluta tutti, conosce tutti, dal proprietario ai camerieri, questi ultimi tutti gay e bellocci. «Adesso hai capito perché vengo qua?» dice ammiccando. «Questo è un locale gay friendly ». Ordina una pizza e una birra. Al tavolo accanto ci sono due uomini, lui dice che uno è un prete e l’altro il suo «fidanzato». E fa una battuta: «Attento, perché sei in mezzo a un sandwich tra due preti». A sentir lui, quello è un ristorante frequentato da tanti prelati gay. Carlo racconta di avere scoperto le vere tendenze sessuali tre anni fa, entrando nel giro romano e frequentando altri sacerdoti. Giura che almeno il 98 per cento dei preti che conosce è omosessuale e che gli altri reprimono la loro sessualità: i più frustrati sarebbero quelli che esibiscono tonache ornate di pizzi e merletti. Dice che nella Chiesa di oggi c’è una parte «intransigente» che si sforza di non guardare la realtà, e un’altra più «evangelica» che riconosce e accetta il fenomeno dei preti gay.
Finita la pizza, Carlo porta il mio «fidanzato» nel suo appartamento passando direttamente per il portone della grande struttura ecclesiastica cui appartiene. Prendono l’ascensore, una volta dentro lo fa affacciare dalle finestre per ammirare il panorama. Poi, ancora una volta sotto l’occhio della nostra telecamera nascosta, l’uomo si spoglia, si mette dei pantaloncini corti e si sdraia sul letto. Scopriremo qualche sera dopo che dice messa proprio a poche decine di metri da dove abita.
Rimane solo da scoprire qualcosa di più su «don Luca il missionario », la cui vicenda col passare dei giorni si tinge di mistero. Per una settimana assistiamo alle celebrazioni in lingua italiana, spagnola, portoghese che si tengono alla missione. Ma di lui non c’è nessuna traccia. Chiediamo notizie al sacerdote più vecchio: risponde che Luca non c’è e si allontana quasi indispettito. Entriamo a far parte del gruppo di volontari che collabora nella missione; conosciamo quasi tutti, dai ragazzini fino ai preti brasiliani e sudamericani. Partecipiamo perfino alla riffa domenicale, con un computer come omaggio finale. Niente, don Luca non c’è. Proviamo allora a stanarlo lasciando un biglietto sotto la porta di quella che dovrebbe essere la sua camera: gli scriviamo di richiamarci con urgenza, e come firma scriviamo «il ragazzo dell’altra sera». Ancora nulla. Proviamo infine a uscire allo scoperto con alcuni membri della missione: diciamo loro che siamo stati nella stanza del secondo piano con don Luca e descriviamo tutti gli arredi della camera. Gli interlocutori si chiudono a riccio e dicono che lì non c’è nessun don Luca, nessun prete di origine molisana.
Sono passati circa 20 giorni dalla serata al Testaccio. Chissà. Forse don Luca in realtà non è un vero prete. Eppure ha le chiavi e si muove all’interno della missione e della sua camera con la familiarità di chi ci vive. L’ambiguità del suo ruolo si sovrappone alla doppia realtà di quanto abbiamo scoperto in questo strano «viaggio» nei vizi della capitale: ma il sesto comandamento non recita «Non commettere atti impuri »?

La guerra ai falsi invalidi. Il giro di vite sulla Napoli degli imbrogli

Figlio e marito devoto, Salvatore Alajo, consigliere della 1ª municipalità, aveva provveduto a tutta la famiglia. Per sé aveva certificato una «sindrome delirante cronica» e per sua madre una forma grave d’invalidità. Per la moglie, una schizofrenia incurabile e per le zie di lei, una devastante cecità. Risultato: l’intera famiglia sbarcava il lunario a spese della sede Inps di Napoli, intascando fior di pensioni d’invalidità. E non è tutto. Il solerte Alajo era riuscito a radunare, intorno al Caf che aveva in gestione, una vera corte dei miracoli: vicini di casa e amici degli amici, tutti colpiti da mali oscuri e disgrazie congenite e tutti, naturalmente, beneficiari di un assegno di invalidità.
A mettere fine a quell’imbroglio è stata la procura della Repubblica di Napoli che, con un’iniziativa senza precedenti, ha ordinato l’arresto dei falsi invalidi insieme con i registi della truffa. Oltre un centinaio di persone sono finite in manette, in un’inchiesta cominciata nel dicembre 2009 e ancora in corso. Il giro d’affari illeciti supera i 9 milioni di euro. Tra gli arrestati ci sono finti ciechi, sedicenti pazzi, ma anche persone che erano riuscite a ottenere diagnosi infondate di cancro. Interi nuclei familiari si dichiaravano affetti da malattie fasulle e giuravano di averle trasmesse in eredità ai figli. L’effetto? Famiglie dove il numero di pensioni di invalidità riguardava anche nove persone.
Nel 2010, il giro di vite: nell’intera provincia di Napoli l’Inps ha sottoposto a verifica il 55 per cento delle prestazioni. I risultati sono sconcertanti. «Il 20 per cento dei benefici sono stati cancellati perché risultavano assegnati a falsi invalidi, a persone che erano guarite nel frattempo o che soffrivano di patologie non così gravi da giustificare il sussidio» spiega il direttore regionale dell’istituto, Maria Grazia Sampietro. E le statistiche elaborate dall’Asl di Napoli fanno ipotizzare che, dietro il grande imbroglio, ci siano vere e proprie organizzazioni che agiscono in diversi quartieri.
Il rapporto sociosanitario «Profilo di comunità 2010-2012», che Panorama ha potuto consultare in anteprima, dimostra che i tassi di invalidità cambiano notevolmente da una zona all’altra. Nel centro storico, nell’arco di un solo anno, le pratiche sono quasi raddoppiate. E punte record nelle richieste di invalidità si segnalano nelle zone più disagiate, ma che contano un minor numero di anziani. «Sono richieste che non hanno una spiegazione clinica immediata» osserva Giuseppe Cirillo, direttore del centro studi dell’asl e del comune che ha elaborato il rapporto. E sottolinea: «Sono necessarie altre e più efficaci modalità di monitoraggio».
L’attenzione è doverosa, anche perché le indagini dei pm Giuseppe Noviello e Giancarlo Novelli stanno accertando che la camorra è riuscita a inserirsi nel business delle infermità posticce, potendo contare su robusti agganci nella 1ª municipalità. Tracce di queste infiltrazioni sono emerse a Chiaia, dove due funzionari infedeli avrebbero provveduto a inserire i fascicoli con documentazione medica e amministrativa contraffatta, corredati da sigilli riprodotti «in modo perfetto». Risultato? L’istituto di previdenza ha intestato assegni a familiari di detenuti affiliati a clan camorristici, che scaricavano così sullo Stato i «costi di gestione» del sodalizio criminoso.
Il capo del pool mani pulite della procura, Francesco Greco, che coordina l’inchiesta, mette sotto accusa «l’intreccio di interessi economici ed elettorali». Regista della truffa era infatti Alajo, consigliere di centrodestra della municipalità, 34 anni, «ricompensato» nell’urna con 1.912 preferenze e, bisbigliano nel suo quartiere, in grado di assicurare consensi anche a «politici amici del centrodestra» impegnati nelle competizioni comunali e regionali. Nella vita del consigliere Alajo, con le misteriose invalidità, ci sono anche guarigioni miracolose: sua moglie, Alexandra Danaro, assistita dall’Inps, si era dichiarata perfettamente sana poco prima di essere assunta dalla società comunale Metronapoli e distaccata alla «commissione anticamorra» della vecchia regione.
Lo scandalo è esploso quando una funzionaria coraggiosa, Teresa Vitale, ha segnalato ai carabinieri le anomalie, d’intesa con il presidente della 1ª municipalità, Fabio Chiosi. «Poco tempo dopo due computer nel mio ufficio sono stati cosparsi di acido muriatico» spiega Vitale. Anche il presidente Chiosi è stato minacciato: prima ha ricevuto una lettera anonima, poi ha trovato un proiettile attaccato con lo scotch sull’uscio di casa e, sotto la porta, un nuovo messaggio di morte.
Un altro esposto l’ha presentato Maria Vittoria Montemurro, direttrice della medicina legale dell’asl, cui fa capo la commissione provinciale ciechi. Controllando le 220 pratiche presentate nel triennio 2007-2009, Montemurro ha scoperto falsi grossolani: «Anche la mia firma era stata imitata per autorizzare i pagamenti indebiti». Il medico dice a Panorama: «Sono indignata perché ciò è avvenuto a danno dei disabili veri, che sono la maggioranza, e rischiano di subire disagi e mortificazioni anche per effetto della doverosa stretta nei controlli».
La commissione regionale di monitoraggio e verifica sul fenomeno delle false invalidità ha esaminato oltre 200 mila pratiche. Ed è riuscita ad accertare che, in alcuni casi, i falsari sono arrivati a riprodurre persino i documenti su carta intestata del ministero dell’Economia. La ragione? «Con quelle carte false si poteva retrodatare la richiesta di invalidità.
C’è chi ha incassato anche 50 mila euro per i sussidi arretrati» informa il presidente della commissione Francesco Minicucci. Che fa notare «una certa ripetitività nell’elenco delle strutture ospedaliere da cui “provengono” i certificati dello scandalo: Cardarelli, Monaldi, Policlinico…». Il dubbio è che la rete delle complicità si estenda agli ospedali e che vi sia più di una talpa che provvede a compilare i certificati fasulli.
Una squadra dei carabinieri è chiamata a individuare, appunto, le complicità insospettabili: medici e avvocati senza scrupoli, dirigenti dell’Inps e dell’asl, consulenti e periti del tribunale, esperti nella falsificazione di atti giudiziari. Un centinaio sono le posizioni sotto osservazione. Per completare il quadro, bisogna avere chiaro che le dichiarazioni di invalidità servono a molti scopi: per rientrare, per esempio, negli elenchi delle «categorie protette» e avere una corsia preferenziale nell’assunzione in società pubbliche e private.
Il lavoro di verifica è molto complesso, anche perché l’Inps di Napoli è ai primi posti in Italia per la mole enorme del contenzioso. Dalle indagini risulta che certificati fasulli sono stati allegati ai ricorsi giudiziari, passando inosservati. E si capisce perché: ogni anno sono oltre 38 mila le sentenze in materia di previdenza e assistenza nel tribunale del capoluogo. È un sistema con molte falle: gli imbrogli all’Inps scoperti o sventati in Campania nel 2010 sono stimati in 233 milioni di euro.
Le false invalidità sono solo un aspetto della truffa. Altro inganno diffuso, le pensioni pagate per anni ai defunti: riscosse dagli eredi. È l’espediente con cui 12 persone, secondo le indagini della Guardia di finanza, avevano accumulato 885 mila euro in conti correnti, auto e appartamenti in Lombardia. Scoperti, ora dovranno restituire le somme incassate con la frode. La squadra mobile ha invece accertato una forma nuova di truffa: si certificano false assunzioni per poter poi godere di sussidi di disoccupazione. Se non fosse stato scoperto, il giro d’affari avrebbe toccato i 16 milioni: finora è costato all’Inps «soltanto» 80 mila euro. I casi smascherati sono stati 2 mila e hanno riguardato 27 aziende. I più clamorosi? Ad Avellino il titolare di un negozio di scarpe aveva dichiarato di avere assunto, in un mese, 164 commessi. A Caserta c’era una pizzeria con 170 pizzaioli. A Quarto una concessionaria di automobili aveva messo nero su bianco d’avere reclutato 150 meccanici. «Tutti chiamati a lavorare in uno spazio di pochi metri quadrati» fa notare Antonello Lilla, il funzionario che, per primo, ha denunciato le anomalie.
Sono truffe che devono potere contare su complicità interne. L’Inps ha avviato verifiche. Risultato: cinque funzionari licenziati nel 2010 (ad Arzano, uno di loro è stato sorpreso a riscuotere tangenti), mentre sono in corso accertamenti per una trentina di dipendenti.
Tra gli imbrogli venuti a galla, i contributi gonfiati a 160 aspiranti pensionati: un raggiro da 1,5 milioni. Un’inezia a paragone della truffa per 216 milioni di euro spesi per pagare i sussidi di disoccupazione a 46.123 braccianti stagionali assunti soltanto sulla carta. Il 20 per cento di essi risultavano inquadrati in aziende prive di terreni o con contratti d’affitto scaduti. Tra le attività più fantasiose (chiaramente fittizie) segnalate all’Inps, nel Salernitano figurava pure un campo coltivato a fragoline di bosco. Con un turnover di oltre 200 lavoratori che, però, non avevano colto neppure un frutto. Più che di fragole, si trattava di mele marce.

di Maria Pirro

Gli scrocconi d’Italia. La guerra ai falsi invalidi

È una battaglia senza esclusione di colpi quella da poco cominciata in Italia: la battaglia contro favoritismi politici, medici compiacenti, criminalità organizzata. Contro la Grande truffa ai danni dell’Inps e quindi dello Stato. Pensioni regalate e soprattutto indennità di accompagnamento (la somma destinata a chi deve assistere un invalido) non dovute vanno di pari passo con le Asl che cercano di evitare i controlli e continuano a fare clientelismo. Panorama ha analizzato i dati resi noti dall’Inps e scoperto scenari tanto inediti quanto inquietanti. Un esempio? Nel 2010 le richieste di pensione di invalidità avanzate da finti pazzi raggiungono il record del 37 per cento sul totale. Ancora: un italiano su 33 l’anno scorso ha fatto domanda di invalidità civile e, sempre nell’ultimo anno, si è visto che metà delle valutazioni delle aziende sanitarie locali era da bocciare. Insomma, un quadro diffuso di illegalità che danneggia da anni i veri invalidi e che nel 2010 ha fatto lievitare la spesa delle casse dell’Inps a 16,1 miliardi. Cioè un punto di prodotto interno lordo.
UN ESERCITO DI INVALIDI
Gli invalidi civili sono oltre 2,86 milioni. Il piano di verifiche straordinarie prevedeva il controllo di 300 mila posizioni tra 2009 e 2010 e ne prevede 250 mila quest’anno e altrettante nel 2012: 800 mila in quattro anni. All’Inps, un gigante con un bilancio di 545 miliardi di euro secondo solo a quello dello Stato, sanno che l’impresa non sarà facile, come dimostrano due facce della stessa medaglia: da un lato episodi di inefficienza o di collusione da parte dei dipendenti; dall’altro le minacce di morte a funzionari nel Sud per avere denunciato qualche verminaio. Perché lucrare sull’invalidità civile o godere di certe prestazioni, come nel caso dei falsi braccianti agricoli, è redditizia attività della criminalità organizzata.
Nominato nel luglio 2008, il presidente Antonio Mastrapasqua ha riorganizzato l’Istituto di previdenza sociale e con la legge del 2009 il governo delle pensioni di invalidità è passato dalle regioni all’Inps stesso. Come Mastrapasqua sottolineò nell’intervista a Panorama a fine dicembre 2010, nel primo anno si arrivò al 20 per cento in meno di domande e all’11 per cento di pensioni revocate, pari a circa 600 milioni di denaro non erogato e 500 milioni di mancato guadagno della criminalità. Nel 2010 si è andati ancora avanti, con il 23 per cento di revoche e circa 150 milioni di mancate liquidazioni.
I maggiori controlli provocano anche maggiore prudenza nel potenziale truffatore. Nel 2010, infatti, le domande pervenute all’Inps sono state 1,8 milioni, il 17 per cento in meno dei circa 2,2 milioni dell’anno prima: all’incirca 1,2 milioni riguardano pensioni di invalidità o indennità di accompagnamento, le cosiddette prestazioni economiche, mentre altre 600 mila riguardano i disabili, come sconti per auto e permessi per assistenza in base alla legge 104, sconti per protesi, esenzioni ticket. Delle 100 mila verifiche straordinarie dello scorso anno ne sono state definite finora 47 mila, con il 23 per cento di revoche, ma con punte del 53 per cento in Sardegna e del 47 in Umbria.
CLIENTELE POLITICHE
La politica ha un ruolo decisivo nella Grande truffa. Nelle regioni la pensione di invalidità civile è vista come ammortizzatore sociale e concessa con manica larghissima. Lo denuncia con chiarezza il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, nella relazione alle Camere del 30 giugno 2010 in base alla delega sul federalismo fiscale. Con la modifica del Titolo V della Costituzione l’assistenza sociale è passata alle regioni e dal 2003 al 1° gennaio 2010, sottolinea Tremonti, «il numero degli invalidi civili è quasi di colpo passato dal 3,3 al 4,7 per cento della popolazione». Così, la spesa è balzata a 16,1 miliardi di euro nel 2010, un punto di prodotto interno lordo, dagli 11,8 del 2003. Insomma, aggiunge il ministro, visto che non c’è stata una proliferazione su vasta scala di patologie invalidanti, «è evidente che la causa del fenomeno è stata politica. Una causa rispetto alla quale il ruolo non positivo delle regioni è stato non marginale». Nella relazione non c’è scritto, ma lo scandalo si annida in particolare nelle indennità di accompagnamento che ammontano a oltre 12 miliardi sul totale di 16,1.
Pur tenendo conto dell’invecchiamento della popolazione, alcune regioni fanno registrare percentuali sospette. Il record di aumento complessivo dell’invalidità nel 2010, soldi effettivamente versati, spetta al Molise con il 9,1 per cento e con l’11,6 per cento per la sola indennità di accompagnamento. Seguono il Lazio con un +8,9 per cento e la Puglia con un +7,1. Ma l’aumento dell’accompagnamento è nettamente superiore alla pensione di invalidità in tutta Italia.
L’Umbria con il 6,8 per cento e la Sardegna con il 6,6 sono le regioni con la maggiore percentuale di invalidi civili rispetto alla popolazione. Riguardo al Lazio, un dirigente dell’Inps ammette che vi «si possono produrre attività clientelari più evidenti che altrove. A Roma ci sono i palazzi del potere e le associazioni di ogni categoria e l’invalidità civile è un beneficio redistributivo che nel passato non ha avuto alcun nesso reale con la certificazione sanitaria». Parole sconcertanti nella loro chiarezza, anche perché era sufficiente la certificazione della commissione Asl (e le aziende sanitarie dipendono dalle regioni), mentre oggi è condizione necessaria ma non sufficiente, perché occorre il via libera dei medici legali dell’Inps.
I CONTROLLI
«In passato il controllo sanitario era effettuato da medici convenzionati con il ministero dell’Economia, senza coordinamento né omogeneità, mentre un infarto va valutato allo stesso modo in Lombardia e in Sicilia» spiega Massimo Piccioni, coordinatore generale medico legale dell’Inps. Oggi «l’attività coordinata a livello centrale dà maggiori garanzie, tutto è informatizzato». Anche se qualche volta si ha l’impressione di svuotare il mare con il secchiello. Si può pensare che dei rom arrestati per omicidio siano (anche) falsi invalidi? Eppure a Latina la squadra mobile, indagando su omicidi compiuti da membri di due famiglie nomadi, Di Silvio e Ciarelli, ha scoperto che 40 componenti su 60 avevano una pensione di invalidità.
Dal 1° gennaio 2010 è cambiato il processo di accertamento: la domanda va presentata all’Inps, quindi le commissioni Asl, che l’anno scorso hanno chiesto solo nella metà dei casi di essere integrate da un medico dell’Istituto, valutano i requisiti e poi la pratica torna all’Inps. Occorre ancora un anno per liquidare una pratica e Mastrapasqua spera che entro il 2011 si raggiunga l’obiettivo dei 120 giorni. Aggiunge Piccioni: «La convocazione per la visita è fatta dalle Asl e i ritardi non dipendono da noi. Detto questo, sarebbe meglio sdoppiare le commissioni». Cioè duplicare semplifica? «Sì, perché ci sono prestazioni economiche dirette dello Stato, come pensioni e accompagnamento, e benefici come l’esenzione dal ticket o il diritto ad avere una protesi». Nel primo caso, continua il professore, «dovrebbe occuparsene lo Stato, cioè l’Inps; nel secondo le regioni. Se le Asl si occupassero solo delle situazioni in cui non c’è un beneficio economico diretto, tutto sarebbe più facile ed economico». Anche qui ci vorrebbe una legge e probabilmente crollerebbe il numero delle truffe. Non è una coincidenza, infatti, che problemi al sistema nervoso e psichici siano in vetta ai motivi di richiesta di prestazione, così come le stesse patologie risultino nella maggior parte delle richieste non accolte. Le presunte «epidemie» di pazzia non sono rare.
E le Asl non collaborano. Sconcerta l’assenza di collaborazione da parte delle Asl. Per le verifiche straordinarie nel 2009 è arrivato all’Inps solo l’8 per cento dei fascicoli richiesti. Per gli altri la giustificazione è disarmante: i fascicoli non si trovano. E così per il 2010 l’Inps ha chiesto la documentazione sia alle Asl che ai cittadini: le prime hanno inviato solo il 21 per cento dei fascicoli, i secondi il 63. Poi ci sono i casi limite.
L’Asl di Modena ha risposto all’Inps che inviare gli oltre 850 fascicoli fino a quel momento richiesti avrebbe avuto un costo tra i 12 mila e i 25 mila euro. L’archiviazione, ha spiegato in una lettera la direttrice Alessandra Di Palma, è stata appaltata al Consorzio servizi organizzati di Genova che applica tariffe «vincolate al peso del cartone entro cui sono inseriti i fascicoli, archiviati per seduta di commissione e non per singolo nominativo». Dunque, «la richiesta di un singolo fascicolo può corrispondere al costo dell’intero cartone, ovvero anche 30 euro». E meno male che è tutto informatizzato. L’Inps ha risposto picche. Dal 1° giugno 2010 allo scorso 20 gennaio alla Asl e ai cittadini di Modena sono stati chiesti 1.620 fascicoli. L’azienda sanitaria ne ha inviati solo 79 (4,87 per cento) e i cittadini 787 (48,88 per cento).
Un altro dato dimostra che le Asl ci marciano. Nel secondo semestre 2010, su 24 mila verifiche ordinarie, l’Inps ha bocciato il 49 per cento dei verbali Asl: revoca totale per oltre 7 mila casi, prestazione economica inferiore in altri 4.800.
LA TASK FORCE
Insomma, è una battaglia campale. E per questo Mastrapasqua ha messo al vertice della direzione audit, ispettorato e sicurezza un giovane generale della Guardia di finanza, Flavio Marica, la cui iniziativa più recente è la costituzione dell’unità antifrode che si occuperà di ogni illecito. La task force è guidata da un ex colonnello delle fiamme gialle che coordina quattro uomini e sta organizzando una banca dati che collaborerà tra l’altro con quelle dell’Agenzia delle entrate, del Pubblico registro automobilistico e del catasto. In tutta Italia ci sono altri 20 dirigenti e una cinquantina di funzionari, ma è presto per un bilancio.
IL CONTENZIOSO E IL CASO FOGGIA
Sono oltre 1 milione le cause che riguardano l’Inps, il 20 per cento del totale, tanto da far dire a Mastrapasqua con amara ironia di essere «il maggior azionista dei tribunali». La Puglia è un caso a sé: fino al primo semestre del 2010 il contenzioso pugliese rappresentava oltre il 65 per cento di quello nazionale e a Foggia c’era il 37 per cento delle cause di tutta Italia. Dopo l’incontro fra Mastrapasqua e il presidente del tribunale di Foggia nel giugno 2010 e l’invio di una task force, i ricorsi sono crollati: erano stati 21.696 nei primi sei mesi dell’anno scorso, sono scesi ad appena 1.763 nel secondo semestre. «In Puglia sta funzionando la collaborazione tra Inps, magistratura e forze dell’ordine» sottolinea Marica «una strada che percorreremo in tutta Italia».
In quella regione truffare l’Inps è routine. Un oculista, convenzionato con l’Istituto, nel 2009 aveva confermato la cecità totale di un uomo di 76 anni di Galatina, nel Leccese, che da 38 anni incassava pensione di invalidità e indennità di accompagnamento. La Finanza ha scoperto che ci vedeva benissimo e lo ha denunciato insieme con il medico. Aveva incassato 150 mila euro.
Più grave l’inchiesta Codex nella quale sono indagati 14 avvocati di alcuni studi legali di Foggia, Cerignola, Margherita di Savoia e Trinitapoli. Avrebbero percepito parcelle per oltre 16 milioni di euro solo nel 2009 come spese legali che l’Inps è stata condannata a pagare. Come? Intentavano una causa sostenendo che un bracciante (vero o falso) non aveva lavorato da raccoglitore, per esempio, ma come trattorista, chiedendo la rivalutazione dei contributi.
I FALSI BRACCIANTI AGRICOLI
Un fenomeno meno noto è quello dei falsi braccianti agricoli, soprattutto in Puglia. Con appena 51 giorni di lavoro l’anno si è compresi in un elenco e si usufruisce di prestazioni come l’indennità di disoccupazione. L’elenco viene pubblicato a maggio con riferimento all’anno precedente, dunque «se non c’è costanza di rapporto di lavoro è impossibile controllare» dice Marica a Panorama. Altrimenti i sistemi sono molteplici: le dimensioni di un terreno, per cui è curioso che su uno che aveva una potenzialità massima di 100 giornate lavorative l’anno ne siano state indicate 50 mila; un controllo al catasto, scoprendo più aziende agricole che indicano la stessa particella catastale, o, ancora, le zone di rispetto stradale, cioè la stretta striscia di terra che corre accanto alla strada asfaltata. L’Inps ha chiesto di cambiare la normativa, per esempio accorciando i tempi di denuncia da parte delle aziende agricole, ma interessi contrari, se non vere e proprie lobby, frenano ogni cambiamento.
Nel 2009 i braccianti erano 916.249, oltre 7.600 in meno del 2008. Le regioni che hanno avuto il calo più sensibile sono la Sicilia (meno 5.569) e la Sardegna (meno 4.553). La Puglia, pur con un calo di oltre 1.100 braccianti,  mantiene il record nazionale con oltre 178 mila. Gli aumenti più significativi si sono avuti invece nel Trentino-Alto Adige (più 2.605) e in Emilia-Romagna (più 2.217). Ma anche qui si ottengono i primi risultati: nel 2009 sono stati scovati 75 mila falsi braccianti e altri 80 mila nel 2010.
Insomma, tra furbetti e criminali, se si arriva alle task force vuol dire che contro la Grande truffa sarà guerra senza quartiere.

Falsi invalidi: storie ordinarie di sanguisughe

Di fronte a tanti falsi ciechi, beh, non resta che aprire gli occhi. E, in effetti, l’italico campionario abbonda di situazioni che potrebbero perfino strappare un sorriso, se non nascondessero un vizio tragico: a Palermo una sorda viene assunta come centralinista; a Roma un paraplegico fa il maratoneta; ad Avellino un paralizzato ara i campi; a Bari uno senza mani guida il camion… A Monteforte Irpino è stata scoperta una donna di 62 anni che, stando ai documenti di invalidità, non avrebbe potuto nemmeno alzarsi dal letto: ogni mattina, invece, andava a zappare i pomodori nell’orto, poi tornava a casa, si metteva la tuta e cominciava a fare jogging. Peccato che la marcialonga, per lei, sia finita in caserma. Con tanto di doccia fredda.
Nel maggio 2009 a Genova è stato fermato un ladro acrobata: si arrampicava sui cornicioni, volava sui tetti, saltellava fra le ringhiere dei balconi. Hanno scoperto che era invalido al 75 per cento. «Avete ragione, ma la pensione non mi basta» ha provato a scusarsi lui. Gli hanno dato sei anni. A Ponzano Veneto nel febbraio 2011 viene scoperto un cinquantasettenne falso paralitico: risultava affetto da tetraparesi e invalido al 100 per cento, ma tre volte alla settimana andava a ballare la rumba e la salsa al circolo delle danze sudamericane. Il giochetto è costato alle casse previdenziali 170 mila euro (…). Ad Arzano (Napoli) nel 2005 è stata beccata una famiglia, 20 persone, tutte con la pensione d’invalidità Inps: il marito, la moglie, i tre figli, le due nuore, il genero, due zie, la nonna, i consuoceri, quattro cugini e altre due cognate. Nessuno di loro, ovviamente, risultava in possesso dei requisiti: il capofamiglia, presunto cieco, guidava l’automobile; uno dei suoi familiari, presunto paralitico, è stato fotografato mentre camminava trasportando sulle spalle enormi pacchi. La procura ha stimato il valore del raggiro: 3.770.000 euro. Solo per una famiglia? Possibile? Ma sicuro: i magnifici 20, infatti, oltre che il mensile, si erano fatti pagare anche tutti gli arretrati.
E se la famiglia non vi basta, ecco il quartiere dell’inganno: a Napoli, infatti, nel gennaio 2010 è stato scoperto un intero rione popolato di falsi pazzi. Siamo al Pallonetto di Santa Lucia, nella zona di via Chiatamone, subito alle spalle dei grandi alberghi della città: qui, su poche migliaia di abitanti, sono stati individuati ben 400 malati di mente con assegno di invalidità al seguito. Stando ai dati ufficiali, dunque, quelle strade dovrebbero pullulare di psicopatici, con una concentrazione impressionante di schizofrenici, paranoici e nevrotici, roba che al confronto il manicomio è un’oasi di razionalità. Ma vi pare? In realtà basta scavare un po’ per scoprire che nello stesso quartiere, poco tempo prima, era stato individuato un giro di malaffare fondato sui falsi ciechi: 53 persone arrestate.
Che i dispensatori di pensioni truffa abbiano solo pensato di cambiare specialità? Ma, se è così, perché concentrarsi proprio sulla follia? Che sia un segno dei tempi? Nel febbraio 2011, nel quartiere Chiaia, viene fuori invece il filone dei tumori inventati: per intascare la pensione d’invalidità si fingevano malattie incurabili e, con l’aiuto di medici compiacenti, si trasformavano semplici nei in cancri maligni. Come se la truffa all’Inps non fosse, già di per sé, un cancro abbastanza maligno. In effetti, sono almeno tre decenni che lottiamo contro i falsi invalidi. Senza grandi risultati, si direbbe. E pensare che verso la metà degli anni Ottanta, con l’ottimismo proprio dell’era craxiana, l’allora ministro competente, Gianni «balla balla» De Michelis, si diceva sicuro della vittoria finale. I giornali, in quel periodo, avevano sollevato la polemica sull’argomento, riempiendosi di grandi titoli a effetto: Invalida totale balla la mazurka; Cieco al 100 per cento vince il torneo di tennis; Zoppo vince la maratona; Anziana signora inabile al 70 per cento ottiene il porto d’armi; Sordo suona nella banda musicale; Sordomuto addetto al centralino…
All’epoca diventò quasi mitico il paesino di Militello Rosmarino, fra Messina e Palermo, dominato dalla dinastia Lo Re, in particolare dal celebre Vincenzo detto «Lo Re delle Pustole», che era riuscito a far avere, in quel centro di 1.200 anime, oltre 500 pensioni di invalidità. Tutti sciancati a Militello, tutti monchi, accecati, tisici o poliomielitici, compresi un certo Biagio (invalido al 70 per cento per «reumatismo articolare e ipoacusia bilaterale di tipo trasmissivo») e un certo Giuseppe (invalido pure lui al 70 per cento per «ipoacusia trasmissiva bilaterale»), oltre che cieco («riduzione del visus») e storpio («artrosi lombosacrale»): Giuseppe e Biagio, però, nonostante questo carico di sciagure personali, ogni domenica sfidavano eroicamente il dolore per scendere in campo con la locale squadra di calcio. Che cosa non si fa per il pallone, eh? Fra l’altro, molti degli invalidi di Militello Rosmarino figuravano come domiciliati proprio a casa del «Re delle Pustole»: arrivavano da tutti i paesi del circondario e prendevano residenza lì. «Che cosa ci vuol fare, signor giudice?» disse Vincenzo quando fu portato in tribunale per spiegare l’anomala circostanza. «Lo sanno tutti che odio stare da solo…».
Grazie a follie come queste le pensioni d’invalidità erano arrivate a livelli record. Pensate che fino al 1983 la legge non prevedeva nemmeno la possibilità di un controllo: sei un finto zoppo? Lo resti per tutta la vita. Sei un finto orbo? Nessuno ti toglierà la pensione. E qui arrivò il primo intervento dei governi socialisti, conditi di craxismo e ottimismo. «Le false invalidità? Un problema del passato» proclamò De Michelis nel 1984, come se il tema potesse essere seppellito per sempre. Illuso.
In realtà, il numero dei vitalizi pagati in nome della lesione fisica permanente continuò a crescere e nel 1989 raggiunse il record assoluto: 4.568.000, quasi un invalido ogni 10 persone. Fu allora che venne varato un nuovo intervento, decisamente più severo. E gli effetti, questa volta, si videro davvero: otto anni dopo, nel 1997, le pensioni d’invalidità erano scese a quota 3.418.528, nel 2002 erano arrivate addirittura a 1.766.785, un quarto di quelle che venivano pagate 13 anni prima.

di Mario Giordano

Ecco i truffati dal Madoff dei Parioli (che rischiano guai con il fisco)

Truffati da quello che la stampa ha definito il Madoff dei Parioli, il finanziere Gian­franco Lande ritenuto la mente di un’organizzazio­ne, responsabile, secondo la Procura di Ro­ma, di una megatruffa di 170 milioni di euro cui si erano rivolti centinaia di persone della Roma bene nella speranza di ottenere interessi stratosferici sui capitali investiti.  I 700 clienti di questa lista sono una parte dei circa 1200 clienti raggirati e truffati da Landi e soci. Ma sono quelli, che appoggiandosi al finanziere per riportare i soldi in Italia, potrebbero essere incorsi in qualche grosso guaio con l’Erario. Tra loro, oltre a centinaia  di anonimi signor Rossi, spuntano nomi come Samantha De Grenet, David Riondino (presentato al broker Alberto Torreggiani da Sabina Guzzanti), l’ex calciatore Ruggiero Rizzitelli, Claudio Sorrentino, Paolo e Caterina Guzzanti. Ma tra i truffati (che non hanno usufruito dello scudo) ci sono altri nomi pesanti, come quello di Enrico Vanzina, Massimo Ranieri, Neri Corbucci, la stessa Sabina Guzzanti.  Ecco la lista dei truffati che hanno usufruito dello scudo, pubblicata oggi da Il Giornale. Accanto ai nominativi la somma scudata.
A
Abatini Francesco 208.561; Acerra Marinella169.821;AdamiGabriella 34.055; Andreani Francesca 134.414; Alamo Giuseppina 108.144; Albanese Stefania 13.527; Alessandrini Fabrizio 295.310; Alessandrini Paola 152.846; Alessandrini Maria Luisa 978.205; Alisi Gino 74.702; Aloisi Riccardo 79.500; Altomonte Umberto 182.159; Amero D’Aste Stella Alessandro 196.041; Amoroso Vincenzo 126.295; Amoroso Giuseppe 66.638; Amoroso Giovanni 126.295; Amoroso Giovanni 25.119; Anelli Bruno379.634; AmorosoSpiridione50.622; AnsaldiDina 544.760; Antonucci Germana 804.610; Arsib Arconne 1.949.160; Aretano Giuseppe351.986;AriemmaLucio 90.258; Ariemma Roberto95.583;
ArtusiCarla61.577; Artusi Arnaldo 109.644; Asdrubalini Anina 114.752; Astaldi Duccio 300.377; Auletta Mario 1.071.639; Alberini Butori Federica 68.162; AndreuzziLivia 130.382;Antognoli Teresa 154.430; Antonelli Livia 149.760; Assettati Stefano Maria 918.923; Assettati Lavinia 319.156; Aureli Paola 215.479
B
Baldi Fabio 107.563; Baldi Rita 168.970; Baldini Claudio 37.800; Baldini Daniela 247.106; Ballabio Carlo 68.305; Balza Franco Carlo 152.678; Balzi Elena 15.976; BarattucciRoberto539.960; BaroneMaria 36.084; Barone Nunziata 38.413;BaroniMaria20.063;Bassignano Ernesto 170.047; Beck Heins 170.047; Bei Anna Maria 400.000; Bembina Adriana 116.616; Benedetti Anna Maria 908.597; Benedetti Emanuela 42.648; BenelliMoira33.873; Benedetti Paola 314.183; Berti Valentina 102.443; Bernardini Ida 1.692.698; Bersani Giovanna 248.673; Berti Gabriella 275.000; Berti Luigi 313.675; Bianchini Antonio 89.086; Bianca Stefano 179.689; Bianchini Carlo 149.510; Bianco Arturo 87.169; Biasco Mario Vittorio 15.244; Bigi Gianluca 53.030; Billi Sofia 539.963; Bisceglia Giovanni 201.135;Blanc Anna 202.612; Blanc Estella 99.443; Blanc Vera 311.604; Bianchi Di Roascio 32.686; Blarzino Andrea 136.623; Blarzino Carla 251.563; Blavet Di Briga 150.228; Blavet Di Briga 45.024; Blavet Di Briga 237.649; Blavet Di Briga Giuseppe 227.915; Blefari Melazzi Anna1.128.124; Bolla Maria Letizia 208.921; Bolognesi Francesca 12.591; Bonacini Bagnoli Mario 107.912; Bonanni Maria Cristina 107.330; Bonifigli Amleto 695.540; Boncelli Eleonora 751.799; Bonomo Marzio 211.620; Boninsegni Anna Maria 32.768; Bongianelli Stefania 224.035; Bormioli Maria 592.496; Bormioli Pietro 361.437; Bortone Stefano 353.810; Botti Raniero 322.518; Bravo Laura 37.409; Bravo Paolo 56.936; Bronzini Giovanni 54.196; Bruno Simonetta 102.769; Brugotti Carlo 441.766;Brunello Bruno 290.232; Bruni Emidio 27.129; Brusotti Elisabetta 65.228; Bucciarelli Paola
55.640; Bucci Casar Francesco 125.733;BufoRuggiero42.776;Bufo Raffaele 37.472; BurgerVara Fridel 2.438.778
C
Cahlun Moscè 157.533; Calenda Fabio 752.436; Calenda Guido 149.913; Calone Giovanni 1.805.000; Calicchio Giancarlo1.241.926;Calicchio
Anna Laura 179.009; Calvi Cristiana192.846; Camato Vincenzina 130.723; Camilletti Mirella 42.742; Camilucci Lamberto 86.102; Campigotto Jean Marc 316.934; Cannarozzi Brigida Mariantonia 73.945; Cannarozzi Francesca 142.352; Cannarozzi Maria Giuseppa 76.890; Cannarozzi Paola 89.729; Cantalupo Roberta165.705; Cantatrione Massimo 165.908; CapacciPaola 74.919; Capozzi Patrizia 61.890; CapuanoSonia 105.056; Capurso Leonardo 51.126; Capurso Pasquale 37.806; Carbonetti Elena Francesca 16.801; Carfagni Alessia 375.054; Carfagni Alfredo 34.310; Carfagni Flavia 321.950; CarluggioBerenice 117.596; Carluccio Mara 218.326; Carpi DeResmini457.531;Casaburo Gennaro 41.481; Casteòòacco De Villanova Gaimpiero 700.000; Castellacci De Villanova Massimo 1.125.437; Cedrone Roberto 466.841; Cedrone Valentino 2.466.364; CentiEliseo40.350; Centone Rita 52.775; Centone Enza 52.786; Centone Antonio 55.383; CarliniRita136.936; Castiello Franco
38.762; Cavarischia Roberta 135.799; Cavalli Rita728.965;Cavarischia Antonella 35.260; Cella Adele Francesca 67.864; Ceriana Mayneri Maria Gaia 4.370.418; Cersosimo Manlio175.000; Cevoli Roberto 144.732; Chirmno Alessandra 435.468; Ciabattini Franca 214.71; Cianci Marina 176.320; Ciardiello Adolfo 427.661; Ciocchetti Cristina 530.303; Cionini Roberto 188.338; Citti Aldo 205.949; Citti Fabio 205.949; Ciuffini Giuseppe 134.329; Ciuffini Maria 395.970; Ciuffini elena 57.639; Colamonico Giovanni 32.690; Coleine Alessio 29.153; Coleine Mauro 39.972; Conti Amelia 208.794; Conti Massimo 347.982; Conti Massimo 89.593; Conti Paola 347.982; Contri Patrizia 200.484; Coppa Laura 1.626.971; Corbo Massimo 105.290; Corleone Antonio 56.338; Corleone GraziaRita 41.968; Corleone Francesco Paolo 317.544; Coppola Anna Maria 639.676; Corvo Andrea 421.448; Cosmi Matteo 113.527; Cotone Antonio 20.980; Crea Maria Elena 183.307; Cristallini Paolo 130.159; Cruciani Roberto 67.815; Curcio Marina 1.370.799
D
D’Abramo Patrizia 369.000; D’Alia Giacomo 132.896; David Alessandra 420.692;De Angelis 42.257; De Angelis 27.613; DeBlaso Maria Cristina 198.027; De Blaso 56.711; De Blaso Filippo 117.430; De Cecco Francesca 518.340; De Cesaris Luciana 582.675; De Dominicis Alessandro 39.822; De Grenet Samantha 260.189; De Grenet Mario 322.206; De Grenet Fabio 295.500; De Grandis Daniele 342.394; De Maria Felice 20.974: De Maria Lelia 894.697; De Maria Silvana 64.593; De Masi Antonia 299.997; De Julis Daniela 656.146; De Masi Lucia 70.844; De Ninno Valterio 127.850; De Ninno Anna 53.947; De Risi Giuliano 283.318; De Rosa Linda 13.652; De Rossi Claudia 194.227; Deganello Alvise 233.183; De Pirro Carlo 155.149; De Santis Leonella 41.315; De Siati Silvia 36.359; De Siati Francesco 110.716; De Stasio Rendola Margherita 108.217; DeTomasi Francesco 53.507; Del Favero Ernestina 88.939; Del Ricco Renato 365.590; Del Roscio Nicola 5.884.480; Del VecchioFelice 214.140; DellaValle Valeria 69.053; Denni Antonio 663.898; Denni Enrico 193.364; Denni Alfredo 484.120; Deodato Maria Maddalena 38.772; Deodato Ruggero146.952; Deodato Antonia 337.131; De Rossi Silvana 221.005; Desideri Stefano 575.880; Desideri Franco 75.851; Desideri Patrizia 28.272; Di Battista Mario 83.978; Di Belardino Lucia 117.080; Di Fabio Alberto 50.792; Di Fiordo Stefano 13.970; Di Lella Caterina41.827; Di Ludovico Sabatina 273.993; Di Martino Ciro 109.135; Di Mascia Felice 89.327; Di Odoardo Roberto 140.660; Di Zitti Lucia 386.587; Di Zitti Lucia 285.463; Ditrani Gioacchino 42.255; Donaudy Mastelloni Di Guido 123.534; Dordolo Wanda 279.389; Dunaway Simon 228.463
F
Fabiani Colonna Di Casaro Bardo 1.051.097; Fabbretti Mauro 78.372; Fabbretti Piero 629.171; Fabbretti Mario 152.116; Facchini Teresa 60.058; Faccini Rosaria 579.285; Faccini Cinzio 686.894; Falcigno Mary Jill Elizabrth 144.000; Falciola Adalberto 1.148.129; Falcone Claudio 511.422; Famiglini Paolo 345.492; Fasolo Daniela 281.627; Fatigante Eugenio 212.623; Fermariello Oliviero 162.112; Feroci Mauro 177.363; Ferrazza Rossella 853.956; Ferrari Marzia 142.134; Ferrucci Francesco Antonio 163.664; Fia Ernesto 94.446; Fia Marco 94.446; Fichera Marcella 1.856.178; Ficoroni Riccardo 46.568; Filippi Maria Luisa 770.313; Fiorillo Luigi 2.543.117; Flores Di Arcais Gigliola 551.221; Flores Di Arcais Maria Antonietta 677.725; Formica Mafalda 413.584; Formichi Mario 103.713; Forti Fulvio 37.354; Fossataro Cristiano 255.000; Fossati Alba 1.040.253; Franceschini Laura 39.979; Franco Carmela 541.323; Franco Calogero 114.758; Franco Domenico 125.447; Franco Maria Pia 26.944; Francucci Enrico 97.486; Frangipane Silvio 1.153.334; Francucci Marta 37.724; Frediani Roberto 400.000; Frigo Marco 38.807; Friggeri Egle 191.934; Fruscella Gabriele 226.493; Fuga Nazareno 355.428; Fugazza Antonio 42.380; Fumenti Renzo 333.167
G
Gaetani Paola 140.580; Gaggero Giovanna 224.622; Gaggioli Antonella 194.769; Gaggioli Cristiana 308.588; Gajo Roberto 72.558; Galiano Vittorio 908.892; Gallone Ottavia 100.937; Gargani Franco 5.466.924; Gargani Giovanni 365.074; Gargaro Francesca 199.760; Gargaro Claudio 25.652; Garofani Michele 74.700; Garofani Giovanna 305.576; Garofani Carlo 436.371; Gasbarro Raffaella 113.697; Gattafoni Manfredo 45.563; Galizia Annamaria 19.384; Gavagnin Gloria 296.207; Gentili Aurora 24.675; Ghigliotti Cinzia Maurizia Teresa 193.115; Giacobini Fabrizio 290.000; Giangualano Antonietta 72.302; Giangualano Michele 52.742; Giangualano Antonio 351.526; Giangualano Franca 33.546; Gili Lio 152.371; Gili Gianluigi 57.904; Giulii Capponi Patrizia 120.324; Giustini Loredana 402.127; Giannetta Vito 94.003; Gioffre Ornella54.408; Giorgi Regina 159.579; Giovannelli Angela 100.000; Giovannelli Ezio 377.290; Giurlani Monica Erica Maria 109.845; Goberti Uberto 105.686; Giosi Flavio 952.616; GoliaAlfonso 183.008; Golia Francesca Maria 333.550; Gonzales Paolo 158.702; GonzalesEmilio238.105; GradiAngela 27.218; Grazioli Liliana 399.488; Gregni Maria Cristina 183.260; Greibesland Janne Marethe 326.979; Grimaldi Angela Amelia 541.983; Groh Gotz Andreas 2.630.360; Grossi Antonello 1.423.159; Guardascione Arthur 34.765; Guatieri Doretta 542.470; Guatieri Gelsomina 1.648.480; Guatieri Emilia537.049; Guidi Guido 26.550; Guidi Gabriella 326.220; Guidotti Rosella 40.222; Guzzanti Caterina 88.121; Guzzanti Paolo 306.611; Guzzi Francesca 70.166; Guzzi Cristina 120.284; Guzzo Federico13.595; Guzzo Giuseppe 120.830; Giulii Capponi 67.666
H - I
Helmich Maria 537.925 Imbrosciano Cinzia 1.004.157; Iancontino Colomba 702.491; Ialongo Annarita 267.054; Imerito Aldo 87.081; Imparato Gaetano 310.116;ImpigliaMario58.593; Innamorato Angelina 405.789 Labi Fortunata Lucille 379.906; La Ficara Edoardo Maria Giovanni 232.904; La Ficara Pasquale 1.088.664; La Ficara Maria Rosaria 723.787; Lainati Valentina 30.759; Lanboglia Roberto 40.106; Lapenna Valeria 385.480; Lapenna Giovanni 102.919; Lattanzi Elisabetta 27.535; Lattanzi Giuseppe 29.547; Lattanzi Vincenzo 1.051.827; Lazzari Silvano 165.705; Lelli Monica 137.842; Lenzi Roberto 350.000; Leonardis Anna 62.068; Leone Michelina 113.442; Leone Antonio 165.169;Leone Pietro 50.548; Leone Salvatore 598.962; Letizi Fabio 116.674; Liberti Annalisa 105.284; Liguori Lidia Maria
500.824; Lino Andrea 346.623; Lionetti Maria Pia 252.350; Lo Giudice Fabrizio 13.620; Lo Giudice Giorgio 437,778; Lo Giudice Guido
56.859; Lombardi Laura 12.518; Lopez Ruggiero 75.785; Loss Claudio 371.010; Lovecchio Leonardo 50.482; Lucioli Reginaldo 289.000
M
Maccaferri Alberto197.506; Madia Titta 135.042; Magri Tito 169.821; Maggiulli Franco 95.808; Magnocchetti Lombi Giampiero 133.013;
Magnocchetti Lombi Fabio 547.568; Magnocchetti Lombi Patrizia 283.330; Maira F. Federica 201.023; Magaldi Guglielmo 108.421; Malpighi Daniela 5.000.000; Maltese Teresa 20.000; Mandracchia Luigi Emilio 911.673; Mannocchi Letizia 197.851; Manelli Giorgio 45.165; Manozzi Alessandro 583.988; Manzo Vincenzo 445.189; Marcelli Maria Francesca19.863; Marcelli Brunella 19.845: Maranghi Luca 57.653; Marangon Donieber A. 49.786; Marasca Roberto 269.298; MarcelliAndrea24.288;Marchesani Elettra 59.002; Marchesini Miranda 50.710; Marcucci Luca 180.000; Marini Marini Marianna 209.523; Marino Roberto 78.066; Martinelli Nora 537.386; Marocchini Bruno 29.132; Marocchini Carmela 48.520; Maroni Ponti Emilia E. 462.524; Marri Caciotti Ferruccio 1.213.000; Martinelli Maria Grazia 175.816; Martinelli Giovanni 1.657.000; Martinelli Luca 44.831; Martinelli Mauro 75.017; Martini Pietro 105.790; Martino Pierdomenico 338.208; Marucci Alfredo 314.094; Masciarelli Amalia 17.490; Massarelli Augusto 27.595; Mastrella Matteo 14.430; Masullo Maria Laura 123.824; Masullo Adriana 44.476; Masullo Fernando 280.928; Maturi Maurizio 218.228; Maura Dora 369.622; Mazzenga Alessandra 610.847; Mazza Chiara 317.876; Mazza Rita 493.498; Mazzone Ruggiero 25.263; Medri Roberto Maria 114.940; Meneghini Camilla 390.669; Meneghini Antonio 603.692; Meneghini Enrica 108.527; Micheloni Marina 60.203; Micucci Antonia 108.632; Micucci Giovanni N. 108.411; Migliorini Giuseppe 15.213; Miraglia Emmanuel 1.950.389; Misiti Maura 356.983; Monestiroli Marta 109.312; Mongini Nicoletta 189.619; Mongini Augusto C. 202.677; Monica Agostino M. 48.284; Montagnini Margherita 857.000; Montanari Alessandro 149.561; Montanaro Antonio 166.584; Monteverde Germana 345.011; Morelli Mario 62.372; Morelli Mauro 341.584; Moretti Valerio 40.632; Moretti Livia 84.432; Morigi Margherita 386.098; Morigi Valentina 655:487; MoroliRoberto 25.680; Mormino Mario 119.453; Mormino Ines 120.988; Morrione Gaia 202.189; Moscatelli Ornella 100.000; Moscetti Clotilde 208.000; Munalli Liliana 349.983
N
Napoli Teresa 83.774; Natale Cristina 287.421; Nescatelli Ornella 131.055; Nicolazzo Felice 500.824
O
Ocello Rosaria Iolanda 183.307; Occhionero Mirella 172.187; Orsini Gustavo 351.149; Osella Geralda 175.298
P
Plini Stefania 61.794; Papa Michelangelo 60.203; Paesani Enrico 592.655; Paglia Giancarlo 565.352; Paglia Maria Letizia 694.191; Paiella Luigia 34.494; Paiella Graziella 98.957; Palchetti Silvano 33.192; Palmieri Lucilla 514.320; Palombini Rosanna 78.146; Pansini Patrizia 127.472; Panzini Pietro 81.073; Paolantoni Maria Pia 227.960; Paolini Paoletta 449.588; Paolini Mirella 325.834; Papandrea Giuliana 38.455; Papandrea Sabotino 77.654; Partenope Giorgio 1.055.509; Parussini Maria Luisa 135.424; Paschero Piera 209.078; Pasqualini Paolo 73.993; Passarelli Giuseppina 66.363; Passarelli Antonio 32.446; Passarelli CarmelaMaria 71.215; Passarelli Pasquale 163.022; Passerini Stefano 504.278; Paternò De Grado Maria Concetta 187.643; Pavese Mario 28.155; Pazzaglia Alessandro 175.114; Pazzagli Andrea 135.822; Pelle Gisella 140.660; Pellegrini Alberto 45.319; Pellò Franca 227.915; Pelloni Cristina 244.406; Penza Salvatore 33.986; Perrone Andrea 128.300; Personé Chantal 188.688; Personé Flavia 205.374; Peruzzi Marco 102.759; Petroni Liliana 177.801; Petrucci Giovanna 1.094.791; Pezzi Maria Onorina 128.033; Pezzi Antonella 110.009; Piacentini Moira 55.665; Piazzola Salvatore 60.000; Pinciarelli Vittorio 190.496; Piovani Giampiero 81.025; Piperno Daniela Anna 496.871; Piperno Matteo 49.500; Piperno Alessandra 367.263; Pisapia Mario 82.178; Piscopo Fabio 355.017; Pitisci Rolando 7.412; Plini Giulio 74.899; Polidori Fabrizio 344.137; Presaghi Enrico 283.439; Primiceri Ottorino 165.768; Primiceri Laura 29.507; Proietti Mattioli Vera 65.911; Prozzo Renato 74.963; Promutico Rita 29.132; Prosperetti Riccardo 238.161; Pucci Cinzia 400.000; Pugliese Fausta 797.548; Pultini Rosina 54.510
Q - R
Quagliarini Fausto 65.854; Quaranta Bruno 333.503 Ranucci Giorgio 300.000; Ranucci Leandro 17.895; Raspi Andrea 479.458; Raspi Raffaella 256.352; Ravalico Paola 78.526; Reverberi Marco 75.015; Ricci Francesco 1.900.411; Ricciardi Paolo 59.053; Ricco Fabio 51.567; Ricco Michele 53.392; Rimini Riccardo 789.111; Rinelli Incoronata 52.363; Riondino David 1.314.250; Risoluti Pasquale 86.262; Rizzi Alfredo 89.369; Rizzitelli Martina 62.635; Rizzitelli Ruggiero 4.895.300; Rocca Anna Lucia 14.578; Rodia Carlo 79.648; Romagnoli Claudia 94.563; Romagnoli Raffaella Silvia 94.563; Romano Patrizio Paolo 151.526; Romano Mario Enzo 1.815.805; Rombai Ameriga 35.090; Ronga Giuliano 357.171; Ronzulli Vincenzo 40.440; Rohr Marcello 81.629; Rosa Angela Maria 660.324; Rossi Giampaolo 72.866; Rossi Silvana Rita 267.807; Rossi Stefano 268.926; Ruggieri Francesco 110.744; Russi Innocenta 89.973; Russi Pia 96.660; Ruzzetti Giampiero 294.364
S
Sabatello Giancarlo 191.173; Sacco Maria Vittoria 64.430; Sacco Rosa Anna 120.830; Sacco Pasquale 422.329; Salerno Ritav 166.598; Salerno Garvey Cedric 488.339; Salvadori Elettra 23.509; Salvati Francesca 174.878; Salviati Maria Arabella 1.123.094; Salvemini Rita Antonietta
106.045; Salvini Stefano 482.806; Sambiagio Raffaello 141.281; Sangiorgi Giuseppe 466.469; Santarelli Marisa 26.718; Santi Antonio 51.316;
Santi Raffaello 54.007; Santilli Gianluca 853.048; Sapienza Maria Paola 793.433; Sarli Teresa 13.759; Sassi Massimo 100.364; Savini Nicci Vanda312.103; Scarano Filippo 68.457; Scaringella Monica 157.950; Scipioni Agostino G. 63.805; Schiano Angelo 1.347.000; Scrobe Buenemann Franco 2.703.060; Sciamanna Giuliano 47.267; Scienza Giuseppe 728.317; Schneider Roberto 151.502; Scurti Anna Lucia
659.984; Scorza Alessandro 222.874; Scorza Franco 267.026; Scorza Maria Rita 60.949; Sederino Maria Antonietta
52.711; Seghi Maria Gabriella 72.504; Seghi Marco 235.331; Serraino Fiori Gianfranco 92.504; Severati Valeria 114.950; Severati Marco 91.294; Severati Filippo 32.211; Sgrò Anna Maria 685.855; Silvani Sergio 205.125; Simone Herbert 52.659; Solano Antonina 411.001; Solano Sebastiana 117.540; Sonnino Sorisio Mario 1.218.043; Sorrentino Claudio 241.958; Sorrentino Amalia 198.885; Spagna Rosalba 345.818; Spedaletti Mario 980.813; Spina Marina 147.410; Spina Rosa73.307; Spinoglio Federico 74.500; Spinoglio Francesco 725.705; Spinoglio Paola 668.301; Spoletini Caterina 274.504; Sposito Gabriele 345.903; Sposito Gianluca 472.701; Sposito Angelo 2.501.213; Stanzani Alberto 72.038; Steffe Delia 360.000; Sternini Marco 723.741; Stermieri Paolo 271.670; Stoliarova Olga 111.469; Stroppa Giovanni Maria 926.959; Sinopoli Rosa 68.290; Spinoglio Paolo 253.350; Standoli Nicola 300.000; Stegagnini Silvana 108.421; Straforini Cristian 55.665; Sorvillo Maria Pia 74.702
T
Tabocchini Maria Teresa 107.635; Tabocchini Anna 332.050; Tabocchini Alessandro 66.112; Tabocchini Vladimiro 533.466; Tacconi Eleonora 307.932; Tatone Giancarlo 1.400.000; Taldo Carlo 129.667; Taliercio Giuseppe 98.828; Tegamelli Enrico 60.316; Tella Alessandro 729.757; Tella Nicola Maria 155.542; Tempera Antonella 78.654; Tallarico Demetrio 170.781; Tatone Giancarlo 17.845; Teodori Gabriella 404.462; Teofilatto Alessandra Paola 193.736; Teofilatto Antonio 353.633; Teofilatto Simonetta Maria 379.072; Teofilatto Giuseppe 175.910; Teofilatto Stefano 909.923; Terenzi Gabriella 325.529; Terracina Franco 785.946; Terzi Claudio 43.022; Tesoro Fulvio 55.259; Tessicini Cristina 101.988; Toccaceli Sabina 98.791; Tokareva Tatiana 93.070; Tomeucci Maria Elena 46.650; Tombolesi Luigia 106.609; Tommasino Valerio Roberto 431.486; Torregiani Roberto 1.614.757; Torregiani Rossella 317.999; Torregiani Claudia 108.248; Torregiani Andrea 28.511; Tortora Velia 299.210; Trinca Alessandra 247.333; Trinca Maria Cristina 258.814; Tripepi Giuliana 466.376; Trivelli Cristina 54.800; Trombetta Maria Teresa 215.990; Trupiano Antonino 234.570; Turbiani Carlo 50.017
V
Valente Franca 52.355; Valente Maria Assunta 25.563; Valente Tommaso Domenico 54.757; Valentino Antonio 102.077; Valerio Katia 136.906; Valsania Marco 253.000; Vannini 263.679; Vanzina Enrico 631.534;Vanzina Carlo 400.000; Vecchietti Luca 13.675; Vernacchia Caterina 221.458; Van Steenkiste Anne Jaqueline Jean 952.616; Vetere Sabina 278.438; Veterini Gennaro 88.890; Vicario Marina 169.868; Vigliani Emilia 38.807; Villani Anna 267.835; Visco Giovanni Francesco 46.908; Visconti di Modrone Verde 361.048; Vitale Giuseppina 187.767; Vitiello Maria Elena 116.238; Vittori Osvaldo 180.321; Vivian Paola 145.767; Vocino Emma 283.500; Von
Heuduck Gloria Helene 547.632; Vozzi Barbara 52.601; Vranckx Simonetta Elena 62.665
Z
Zagame Maria Grazia 114.198; Zannoni Remo 66.193; Zileri Dal Verme Paolo 166.900; Zinetti Giuseppe 144.960; Zerletti Maria Grazia 134.475

http://blog.panorama.it/italia/2011/04/05/ecco-i-truffati-dal-madoff-dei-parioli-che-rischiano-guai-con-il-fisco/